NEL CASO DI CARICO SOSTENUTO NEL TEMPO, LE RESINE SUBISCONO UN FENOMENO DI FLUAGE COME IL CALCESTRUZZO?

La tematica è stata presa in considerazione a seguito del crollo del controsoffitto in calcestruzzo di un tunnel autostradale (2006 Boston, Big Dig) proprio per questo problema.
Il 10 luglio 2006, circa 24 tonnellate di pannelli in calcestruzzo del soffitto di una galleria si staccarono improvvisamente, schiacciando un’auto in transito e causando una vittima.
Sotto il peso continuo dei pesanti pannelli, la resina prodotta da un nostro concorrente si deformò lentamente, facendo sfilare i bulloni dal soffitto del tunnel.
Mancavano standard adeguati per testare i sistemi di fissaggio adesivo.
Invece con la Norma Tecnica Europea EN 1992-4, dopo aver condotto vari studi e prove viene introdotto il tema del carico prolungato o sostenuto. È stato dimostrato che la tensione di aderenza dell’ancorante chimico si riduce nel tempo con carichi prolungati permanenti, dove per carichi prolungati permanenti intendiamo oltre al peso proprio anche la componente permanente dell’azione variabile (es. librerie piene in una biblioteca). Si calcola quindi un αsus che è il rapporto tra il carico prolungato citato ed il carico totale. Per la normativa, quando questo supera il 60% (0,6) si ha una perdita di tensione di aderenza, secondo una formula riportata nell’eurocodice, che va ad incidere sulla rottura del calcestruzzo combinata con sfilamento. In realtà, la normativa consente ai produttori di ancoranti chimici di calcolare questo limite per i propri prodotti.
Infatti, per la resina FISCHER FIS SB per alcuni diametri il valore arriva a 0,84.
Inoltre è certificata per resistere a temperature fino a +150°C, fattore da tenere in considerazione in virtù anche del cambiamento climatico che ci sta interessando.
