URANIO DALLA VALTELLINA? PARCO DELLE OROBIE E COMUNITA’ MONTANA CHIEDONO APPROFONDIMENTI

URANIO DALLA VALTELLINA? PARCO DELLE OROBIE E COMUNITA’ MONTANA CHIEDONO APPROFONDIMENTI

Dopo che la società di Genova ha dato il nulla osta all’estrazione di uranio dalla Val Verdello, Comune di Piateda, Provincia di Sondrio, Comunità Montana Valtellina e Parco delle Orobie hanno chiesto approfondimenti tecnici in tema di salute, sicurezza, ambiente.

Ed ora il Parco, con una nota, fa sapere che «la documentazione progettuale e ambientale presentata, pur comprendendo numerosi approfondimenti specialistici, non fornisce allo stato attuale un quadro conoscitivo e valutativo sufficientemente completo e rappresentativo per consentirci di esprimere un giudizio sostanziale adeguatamente motivato circa le possibili incidenze del progetto sui siti Natura 2000 interessati». Sono queste le conclusioni della lunga e articolata nota esplicativa, a firma del presidente Marco Ioli e del direttore Massimo Merati, che è stata inviata al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e alla direzione generale Ambiente e Clima di Regione.

«Le carenze riscontrate – spiega il presidente Ioli a nome di tutto il consiglio di gestione – riguardano sia la caratterizzazione delle componenti naturalistiche sia la definizione di alcuni aspetti progettuali e operativi rilevanti ai fini della quantificazione delle pressioni ambientali. Queste incertezze, allo stato attuale, non consentono di escludere, con il necessario grado di certezza scientifica, eventuali conseguenze negative sui siti Natura 2000, dove sono presenti habitat e specie di interesse conservazionistico, anche in considerazione della durata pluriennale delle attività previste».

«Come Parco delle Orobie valtellinesi – conclude il presidente Ioli -, ci riserviamo, quindi, di esprimere valutazioni in merito soltanto dopo aver preso visione della documentazione integrativa che abbiamo richiesto, la quale, in particolare, dovrà dimostrare la compatibilità dell’intervento con gli obiettivi di conservazione degli habitat e delle specie per i quali i siti Natura 2000 sono stati designati».

Le principali preoccupazioni evidenziate da enti locali, comitati e studi di impatto ambientale riguardano:

Gas Radon: nelle vecchie gallerie scavate nella roccia sono state riscontrate concentrazioni elevate di radon, un gas radioattivo naturale che deriva dal decadimento dell’uranio e che tende ad accumularsi negli ambienti ipogei e chiusi.

Contaminazione delle acque e del suolo: la movimentazione delle rocce e i flussi idrici all’interno dei cunicoli possono comportare il rischio di dispersione di metalli pesanti e anomalie di uranio o arsenico nelle falde e nelle fonti idriche locali.