DAL RITIRO DEI GHIACCIAI PERENNI NON VENGONO NUOVE FORESTE

DAL RITIRO DEI GHIACCIAI PERENNI NON VENGONO NUOVE FORESTE

Siete amanti della montagna? Allora non vi sarà di certo sfuggito di osservare l’enorme moria di abeti rossi. Ma non solo, anche larici.

La causa? La propagazione del bostrico.

Si tratta di un piccolo coleottero che scava sotto la corteccia degli alberi (soprattutto l’abete rosso) per deporre le uova. Le larve e gli adulti interrompono il flusso della linfa (danneggiando il floema e il cambio), impedendo all’albero di nutrirsi e portandolo al disseccamento in poche settimane.

Le estati molto calde e siccitose e gli inverni miti favoriscono la sua riproduzione, permettendogli di compiere più generazioni durante l’anno trasformandolo in un parassita devastante.

Gli abeti rossi, soffrendo la sete, non riescono a produrre abbastanza resina (la loro unica difesa naturale per “annegare” l’insetto quando tenta di perforare la corteccia).

Quando si verifica una moria di queste proporzioni, l’impatto non è solo visivo. Vengono a mancare i servizi ecosistemici della foresta: aumenta il dissesto idrogeologico (le radici marce non trattengono più il terreno, agevolando le frane) e si perde la capacità di assorbimento della CO2